Duomo di Caorle

Via Canonica 4 (Caorle)


Il Duomo di Caorle, già cattedrale fino al 1807, è un edificio a pianta basilicale costruito intorno all'anno 1038 a Caorle, cittadina sul Mare Adriatico della Città metropolitana di Venezia. È dedicato a Santo Stefano Protomartire.

Storia


Il Duomo di Caorle sorge dalle rovine di una preesistente basilica paleocristiana, come testimoniano i numerosi reperti rinvenuti e conservati sia all'interno che nel giardino della casa canonica (ex palazzo vescovile); tra essi si annoverano modanature floreali, capitelli e tronchi di colonna, altari e lapidi, che richiamano gli stili bizantino-ravennati già presenti nella Cattedrale di Torcello e nella Basilica di San Marco.
L'erezione della sede episcopale risale al VI secolo, con le frequenti invasioni barbariche degli unni che costrinsero gli abitanti della vicina Julia Concordia a rifugiarsi nelle zone lagunari e paludose della foce del fiume Lemene. Non esistendo notizie certe della consacrazione della cattedrale, il vescovo Pietro Martire Rusca riconsacrò l'edificio il 30 agosto 1665 (data in cui tuttora la comunità parrocchiale ricorda la Dedicazione del duomo), ponendovi dodici croci in terra cotta e una lapide commemorativa, che ancora oggi ricordano il solenne rito. Ma ulteriori e diverse sono le testimonianze che i vescovi hanno lasciato a Caorle: dai diversi stemmi, dipinti o scolpiti in cattedrale, a ricordo di particolari eventi, alle tombe che alcuni vescovi hanno voluto in Cattedrale, ai numerosi arredi sacri conservati nel museo parrocchiale (ricavato nella ex cappella vescovile). L'ultimo vescovo di Caorle, Giuseppe Maria Peruzzi, fu traslato a Chioggia l'11 settembre 1807, a seguito della soppressione della diocesi con decreto dell'Impero asburgico, il 1º maggio dello stesso anno; nel 1819 Papa Pio VII sancì la definitiva soppressione della diocesi di Caorle, e il territorio fu annesso al Patriarcato di Venezia. Caorle, tuttavia, continua ad essere sede vescovile titolare; attualmente l'arcivescovo di Caorle è il Nunzio apostolico in Ungheria, monsignor Juliusz Janusz

La Cattedrale

La struttura architettonica del duomo è basata sulla pianta basilicale a tre navate. La chiesa è orientata da ovest a est, come era tradizione nella costruzione degli edifici sacri.=

Esterno =

Esternamente la facciata si presenta semplice e austera, seguendo uno stile prevalentemente romanico: le navate laterali si presentano divise da quella centrale da due robusti contrafforti; sulla navata centrale si aprono, sotto il timpano, due rosoni, il più grande al centro della parte superiore, mentre su ciascuna navata laterale si aprono due rosoni minori, sotto il tetto spiovente. Sotto i rosoni si aprono le tre porte d'ingresso, sormontate tutte da architravi marmoree; quello del portone centrale reca un'iscrizione in latino:
Ai piedi, invece, è riportata l'iscrizione:
ritenuta il testamento spirituale del vescovo Bono, a capo della diocesi nell'XI secolo, e che, si ritiene, sia stato il committente della nuova cattedrale (quella attuale) in luogo di quella paleocristiana precedente. Ai lati del portone principale, poi, stanno due bassorilievi bizantini con iscrizioni in greco, risalenti al XII secolo; il primo raffigurante Sant'Agatonico, mentre il secondo è identificato diffusamente come un generico San Guglielmo. Un recente studio lo identifica con San Teodoro di Amasea. Entrambi i bassorilievi rappresentano un importante collegamento con la cultura orientale (come era proprio della Repubblica Serenissima); in particolare al santo martire Agatonico era dedicata una basilica costruita dall'imperatore romano Costantino, nella quale erano stati incoronati diversi imperatori d'oriente. La parte esterna della navata destra è decorata, nella parte superiore, da una serie di archetti intrecciati, mentre la navata sinistra è sorretta da quattro contrafforti.=

Interno =


L'interno del duomo unisce una varietà di stili architettonici; romanico e bizantino-ravennate. La navata centrale è separata dalle due centrali da due file, ciascuna costituita di 5 colonne alternate a 6 pilastri; le colonne presentano capitelli corinzi o capitelli di forma cubica a spigoli smussati, tutti sormontati da pulvini finemente niellati. I pilastri, invece, sono sormontati da cimase a forma di croce, anch'esse niellate. Le file di colonne e pilastri sostengono ciascuna dieci archi a tutto sesto. Il soffitto della navata centrale è a capriate lignee, sorrette da mensole in pietra, mentre quelli delle navate laterali sono a semi capriate.
Le navate laterali terminano con un presbiterio ed una absidicola interna; la navata centrale termina anch'essa con un presbiterio, separato da quelli laterali con delle balaustre in pietra (un tempo dividevano il presbiterio centrale dalla navata centrale) e da una grande abside centrale, interna ed esterna, sulla quale si aprono tre finestroni ad arco, e introdotta da un arco trionfale sorretto da colonne corinzie; il catino è separato dal tamburo con un fregio marmoreo di stile orientaleggiante. In origine il presbiterio era separato dalla navata per mezzo di un'iconostasi, di cui si conservano al Museo del Duomo alcuni frammenti marmorei e sei tavole, dipinte agli inizi del Trecento da artista prossimo a Paolo Veneziano. Alcuni documenti dell'Archivio Patriarcale di Venezia recentemente pubblicati provano che le icone erano originariamente quindici, con il Cristo affiancato dagli apostoli, Santo Stefano e San Michele.

Il Campanile


Staccato dalla Cattedrale si staglia il sontuoso e caratteristico campanile, risalente anch'esso all'XI secolo. La forma cilindrica (che richiama gli influssi ravennati riconoscibili nel campanile di Sant'Apollinare in Classe a Ravenna e nell'antico campanile di Tessèra) sormontata da cuspide conica lo rende unico al mondo, per struttura architettonica ed età storica. Nato probabilmente come torre di avvistamento, è alto 48 metri, e l'alternarsi armonioso di bifore, monofore e colonnine lo rende uno splendido esempio di stile romanico.
La loggia campanaria, in alto, consta di 4 bifore, ed è separata esternamente dal resto del tronco da una modanatura a triangoli rovesciati; la sezione sottostante è costituita da otto monofore. Quindi la sezione centrale, costituita da bifore e monofore cieche, costituisce una seconda loggia, architettonicamente la più importante dell'intero complesso. Procedendo verso il basso i registri si ripetono a specchio; prima altre otto monofore e, nella zona più bassa, quattro bifore. In corrispondenza del secondo registro si trovava un orologio, che anticamente scandiva il tempo per i pochi abitanti della cittadina veneziana; questo fu asportato nel durante i restauri all'inizio del XX secolo. Internamente i registri sono ora divisi tramite solai in calcestruzzo armato (ad eccezione del secondo, tuttora in legno), realizzati nel quadro di recenti lavori di consolidamento e collegati da scale in legno; nell'ultimo registro si trovano tre campane in bronzo.
Il campanile è inclinato di quasi 1,4° in direzione Est-Sud-Est (circa 1/3 dell'inclinazione di quello di Pisa).
Da sempre vengono suonate a mano il secondo fine settimana di luglio, il secondo fine settimana di agosto e il secondo fine settimana di settembre, ma da qualche anno le campane vengo suonate da 5 giovani ragazzi di Caorle (Giacomo Capiotto, Marco Marchesan, Christian Vidotto, Lorenzo Pasqualato e Enrico Gusso), i quali hanno formato il Gruppo Campanari Caorle. Quest'anno è stato fatto un gemellaggio con il gruppo campanari di Jesolo, dove i 5 ragazzi assieme al gruppo di Jesolo si alternano alle campane.
Il loro Concerto che dura circa 20 minuti è molto apprezzato dai cittadini e non solo, e numerosi sono i turisti che si fermano sotto al campanile e in tutta Piazza Vescovado ad ascoltarli.

Le campane

Il campanile possiede un concerto di tre campane rifuse, dopo essere state requisite, nel 1919 le due maggiori e nel 1926 la piccola.
È significativo come anche le 3 campane del vicino santuario siano state fuse nei medesimi anni una "quinta musicale" esattamente sopra. Il suono dell'Angelus quotidiano, scandito dai entrambi i campanili con le relative campane maggiori, suonate in contemporanea, risulta quindi di effetto particolarmente piacevole e presumibilmente volutamente calcolato.

Il rapporto fra il peso e la nota musicale emessa, in base ai parametri di riferimento mitteleuropei, consente di classificare la sagoma di queste campane nella categoria “medio -leggera ”.
Il sistema di montaggio e di suono è quello tradizionale a Slancio che nella variante del nord est italiano include la sincronizzazione dei rintocchi producendo scale discendenti distinte. Il sistema di suono a “slancio” consente la massima resa di suono delle campane grazie all'elevata velocità di oscillazione e ai battagli di tipo volante.
Queste campane hanno la particolarità di esser state curate sotto il punto di vista estetico. Infatti, i fregi, gli addobbi floreali e i caratteri sono ricercati, simbolo che la committenza a suo tempo ha chiesto e ottenuto campane pregevoli (di particolare interesse le medaglie fuse sul bordo della campana maggiore, caso eccezionale di eccellente fattura e di notevole impatto visivo). Sotto il profilo tecnico, le campane sono costruite con una profilo relativamente maggiorato rispetto ai normali parametri di costruzione. La struttura della campana di questo tipo risulta di migliore qualità di suono in quanto le pareti del vaso sonoro sono in grado di sostenere maggiormente le vibrazioni nei vari punti dove si sviluppano la nota fondamentale e tutte le note parziali (dette anche armonici).
A detta degli esperti le 3 campane del duomo sono caratterizzate da una buona qualità del suono, e da una struttura tonale abbastanza precisa (sagoma “ottava”). Il suono delle campane risulta comunque ordinato, pulito e interessante sotto il punto di vista tecnico - acustico.

Arte

Preziose e numerose sono le opere d'arte conservate nel duomo.

Navata sinistra


In prossimità della porta si apre una piccola nicchia; sopra un altare dedicato, si trova la statua di San Rocco, compatrono della città e molto venerato in tutto il veneziano, proveniente da un preesistente oratorio. Procedendo verso l'absidiola si trovano la statua del Sacro Cuore di Gesù e una statua della Madonna detta delle Grazie, opera recente di uno scultore della Val Gardena. Quindi i quadri, tutti di scuola veneta ed età barocca, della Pentecoste, della natività di Maria, di Sant'Antonio di Padova e della Madonna del Carmine nell'atto di consegnare lo scapolare a San Simone Stock, pale di preesistenti altari barocchi, risalenti al vescovado e traslati in alcune chiese istriane. Sopra una porta laterale vi è una lapide in lingua latina, che ricorda l'antico privilegio concesso agli arcipreti di Caorle, dopo la soppressione del Capitolo della Cattedrale e la rinuncia da parte dei capi famiglia del diritto di eleggere da soli il proprio parroco; prima il patriarca Angelo Giuseppe Roncalli assicurò all'arciprete il titolo di canonico onorario della Basilica metropolitana di San Marco, in seguito, eletto papa, gli concesse la facoltà di celebrare quattro messe pontificali all'anno; questo diritto vige tuttora. In prossimità dell'absidicola è posto il quadro del Salvataggio di Pietro, che alcuni attribuiscono al Tiziano, ma è comunque riconducibile alla sua scuola. Il catino dell'abside è decorato con un sontuoso affresco, che rappresenta la Vergine col Bambino, con ai lati Santo Stefano protomartire (patrono della città) e San Lorenzo; ai piedi si vedono i membri della confraternita del Santissimo Sacramento, prostrati in adorazione. Il tamburo è decorato con degli archi dipinti, sotto ciascuno dei quali sono posti cinque stemmi di vescovi di Caorle e lo stemma del papa Sisto V; questa è una testimonianza lasciata dal vescovo Girolamo Righetto, nominato proprio a Roma dal papa che aveva in precedenza diretto l'inquisizione veneziana. All'ombra dell'abside si trova il Tabernacolo, in stile moderno, sorretto da un'ara sacrificale romana risalente al I secolo, appartenuta alla gens Licovia, segno dell'antico insediamento nella città, che risale al I secolo a.C. Davanti al Tabernacolo è posto un altare marmoreo moderno.

Navata destra


In prossimità della porta d'ingresso si trova una cappella laterale, dove è posta un simulacro raffigurante la Madonna di Lourdes ed un altare barocco, con le statue di Sant'Andrea apostolo, a cui è dedicato l'altare, San Giovanni Battista e San Domenico. Avvicinandosi all'abside si hanno le statue di San Giuseppe e Sant'Antonio di Padova; sopra quest'ultima una lapide ricorda la devozione dei caorlotti al Santo padovano. Quindi si trova un trittico restaurato di recente, che raffigura San Rocco, San Vicenzo e Santa Margherita e la tela più preziosa del duomo, l'Ultima cena attribuita a Gregorio Lazzarini, maestro del Tiepolo; sopra si trova il sarcofago marmoreo dei vescovi de Rossi (Daniele e Sebastiano) (XVI secolo). Vicino all'Ultima cena si trova la tela di Santa Rita, opera del contemporaneo Marco Novati, e l'affresco di Santa Lucia, con riquadri della vita della santa, risalente al XIV secolo. Sotto il catino absidale si trova il fonte battesimale, in marmo della seconda metà del 500, con iscrizioni che ricordano la consacrazione. Sugli spicchi d'arco che introducono all'absidicola si scorge la scena dell'Annunciazione.

Navata centrale


Sopra il portone principale si trova la statua di Santo Stefano Protomartire, proveniente dall'altare maggiore barocco (che comprendeva le statue di Santa Margherita e San Gilberto, ora trasferite nel Santuario della Madonna dell'Angelo). Ai lati del rosone maggiore sono affrescati alla parete lo stemma della città e lo stemma di un vescovo. Ai lati del portone si trovano invece il grande affresco raffigurante San Cristoforo datato XVI secolo ed una tela che raffigura il martirio di San Sebastiano, del XVII secolo. Addossato ad uno dei pilastri è collocato il busto marmoreo di papa Giovanni XXIII, dono dei fratelli Guido e Giampaolo Gusso, già segretari ed aiutanti del papa quand'era patriarca e poi in Vaticano, a memoria del profondo legame tra Caorle e le sue devozioni e il papa buono. In prossimità dei pilastri che introducono al presbiterio si trovano la statua in legno dorato della Madonna Assunta tra gli angeli e una singolare Pietà, anch'essa lignea e in parte dorata, raffigurante il Cristo morto sorretto da un angelo, simbolo di Caorle; entrambe risalenti al XVIII secolo.
Sui muri laterali del presbiterio si trovano due affreschi: a sinistra lo stemma del vescovo Giovanni Maria Piccini (1644-1648) entro una struttura arricchita con pinnacoli e sorretta da Santo Stefano e San Lorenzo; a destra, in mezzo ad una struttura formata da archi sorretti da colonne, si scorgono le figure della Vergine col bambino, la Maddalena, il Battista ed un vescovo (forse Sant'Alvise).

L'abside è dominata dall'imponente Crocifisso ligneo quattrocentesco, sospeso tramite funi appese alle travi del soffitto, e compreso fra due lampade moderne in stile bizantino. Sotto l'altare maggiore, moderno, in sostituzione del vecchio altare barocco, con i Santi patroni della città sul paliotto frontale (Santo Stefano, San Gilberto e Santa Margherita), e ai lati sinistro e destro San Pio X e il beato papa Giovanni XXIII, scolpiti in bassorilievi sullo stesso altare. Installata in fondo all'abside vi è la Pala d'oro, una pala di argento dorato sbalzato e cesellato, comprendente 6 formelle con le figure dell'Arcangelo Gabriele e della Vergine orante (che completano l'Annunciazione, risalenti al XII secolo) e le figure di Cristo in trono, San Daniele e, questi ultimi incerti, San Giovanni Battista e Santo Stefano. La pala è dono della Regina di Cipro, Caterina Cornaro, che, naufragata nella zona di Caorle attorno al 1490 e salvata da alcuni pescatori, volle ringraziare la comunità cittadina con il prezioso arredo. Il catino absidale era un tempo ricoperto da un grande affresco, rappresentante Cristo Pantocratore, San Marco ed altri santi; oggi rimangono solo alcuni frammenti (come il frammento di vangelo del leone di San Marco), in quanto l'affresco fu ricoperto poco dopo essere stato realizzato (attorno al 1500) per la sconcezza delle espressioni e per l'inadeguatezza dell'opera con il duomo.

Museo


Nella ex-cappella vescovile si trova ora il museo liturgico, che contiene importanti reliquie e preziosi arredi sacri che hanno fatto la storia della Cattedrale; fu inaugurato il 13 settembre 1975 dal cardinale patriarca Albino Luciani, anch'egli, come il predecessore Angelo Giuseppe Roncalli molto legato alla cittadina di Caorle.
Il museo è composto da due stanze; nella prima sono conservate le opere d'arte più importanti. Subito dopo l'entrata si può ammirare la splendida croce capitolare, croce astile di argento realizzata nel 1534; da un lato è collocato il crocifisso, con Dio Padre sopra, la Maddalena sotto e ai lati sinistro e destro la deesis, ovvero la Vergine e San Giovanni evangelista; dall'altro lato si vede Santo Stefano, patrono della città, e ai quattro estremi i quattro evangelisti.
Sulla parete destra della sala principale sono poste sei tavole raffiguranti sei apostoli, icone risalenti al XIV secolo ed attribuiti ad un artista, forse prossimo a Paolo Veneziano, chiamato Maestro di Caorle, probabilmente attivo non solo in zona, poiché al medesimo Maestro di Caorle sono attribuite due tavole con figure di Santi attualmente conservate nella Pinacoteca Civica di Forlì. Le sei tavole del Museo costituivano (insieme ad altre nove, ora disperse) l'antica iconostasi, che divideva un tempo il presbiterio dal resto della navata centrale.
In quattro teche da esposizione sono raccolte numerose reliquie di santi; le più importanti sono la reliquia del Cranio di Santo Stefano ed una reliquia, capolavoro di oreficeria veneziana del XIV secolo, contenente (secondo la tradizione) della terra calpestata da Gesù sanguinante durante la salita al calvario (detto dunque del preziosissimo sangue). Oltre alle reliquie, sono conservati diversi ostensori in argento ed argento dorato (uno dei quali donato dall'ultimo vescovo Giuseppe Maria Peruzzi nella prima metà dell'Ottocento). Appese a tutte le altre pareti della stanza, delle teche conservano numerosi piviali, pianete, stole e manipoli, con gli stemmi dei vescovi di Caorle, mentre altre teche contengono preziose Carteglorie in argento cesellato, e contenenti frammenti di testi liturgici di età barocca.
La seconda stanza, più piccola, contiene altre reliquie di santi, come un braccio di Santa Margherita e frammenti ossei di San Gilberto, compatroni di Caorle; in fondo alla stanza, in un'apposita teca da esposizione, sono conservati preziosi cimeli appartenenti a papa Giovanni XXIII (la veste talare, lo zucchetto, le pantofole, un cero da lui stesso donato a Caorle in occasione di una ricorrenza mariana) portati a Caorle dai fratelli Guido e Giampaolo Gusso, già aiutanti e segretari del papa; inoltre vi sono alcuni cimeli appartenuti a papa Pio XII.
Degno di particolare attenzione, infine, è il modellino in scala del duomo, realizzato da un parrocchiano, esposto al centro della stanza minore.
Source:

Wikipedia



Your saved POIs organized on a map based on your interests, opening hours and weather!